Sabato mattina, intorno alle 6 ora italiana, il gruppo militante palestinese Hamas ha lanciato un attacco senza precedenti nel sud di Israele, segnando uno degli eventi più gravi degli ultimi decenni. A partire dalle 7 ora locale, sirene hanno risuonato in tutto il paese, fino alla città contesa di Gerusalemme, in seguito al lancio di migliaia di razzi dalla Striscia di Gaza. Le stime iniziali indicano che circa 5.000 razzi sono stati lanciati, con le forze israeliane che confermano il numero a circa 2.200.
Oltre ai bombardamenti aerei, Hamas ha eseguito un’infiltrazione terrestre, attaccando diverse cittadine israeliane al confine con Gaza. L’intensità e la portata di questi attacchi hanno sorpreso i servizi di sicurezza israeliani, causando almeno 200 morti, tra cui civili, e oltre mille feriti. Tra i morti, vi sono anche alcuni soldati e civili che sono stati catturati e portati nella Striscia di Gaza come ostaggi. Questa situazione, già complessa, richiama alla mente eventi passati, come il conflitto del 2014, che ha visto ripetuti cicli di violenza tra Israele e i gruppi armati palestinesi.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato ufficialmente lo stato di guerra, avvertendo che il paese si prepara a una “battaglia prolungata” contro Hamas. Le forze di difesa israeliane hanno immediatamente risposto con bombardamenti su Gaza, uccidendo almeno 230 palestinesi secondo fonti locali, cifra che potrebbe variare man mano che la situazione si sviluppa.
Soprattutto a Sderot, una delle città più vicine al confine con Gaza, i danni sono stati significativi. Testimoni raccontano di corpi per strada e della devastazione causata dagli attacchi. Le autorità israeliane hanno avviato operazioni militari per riconquistare il controllo delle aree invase, con combattimenti in atto in diverse località.
Il conflitto del 7 ottobre 2023 segna un punto di non ritorno nelle relazioni tra Israele e Hamas, con timori di un’escalation regionale. Gli osservatori internazionali temono che la violenza possa diffondersi anche in altre aree, come la Cisgiordania, e che le tensioni possano sfociare in un nuovo ciclo di violenza duratura. Con l’Israele militarmente in grado di reagire con forza, resta da vedere come si risolverà la questione degli ostaggi e quale sarà l’impatto di questo attacco sulla stabilità della regione nei giorni e nelle settimane a venire.
La comunità internazionale ha espresso preoccupazione per la situazione, condannando gli attacchi di Hamas e offrendo supporto a Israele, mentre alcuni stati, tra cui l’Iran, hanno celebrato l’operazione.
Quando Israele riuscirà a riguadagnare il controllo del suo territorio, la questione degli ostaggi portati a Gaza diventerà cruciale, aggiungendo ulteriore complessità a questo conflitto già teso, che potrebbe avere conseguenze durature oltre l’attacco di sabato.