Il 7 ottobre 2023, un attacco senza precedenti da parte di Hamas ha scosso Israele, suscitando domande e analisi approfondite su come una delle forze militari e di intelligence più avanzate del Medio Oriente possa aver fallito nel prevedere e fermare un’aggressione orchestrata da un gruppo militarmente meno potente. L’inefficienza della preparazione e della risposta ha messo in discussione non solo le capacità di intelligence e militari, ma anche la direzione politica del governo di Benjamin Netanyahu.

L’intelligence israeliana, da tempo considerata una delle più competenti al mondo, ha dimostrato evidenti lacune nel prevenire l’attacco di Hamas. L’operazione è stata coordinata su più fronti: terrestre, aereo e marittimo, coinvolgendo circa un migliaio di attaccanti. Per mesi, Hamas ha messo in atto un’operazione di inganno, interrompendo i lanci di razzi e mostrando un’apparente disponibilità a negoziare, creando così un’illusione di calma.

Secondo fonti di Reuters, le attività di addestramento militare di Hamas sono state interpretate dall’intelligence israeliana come esercizi di routine piuttosto che preparazioni per un attacco su larga scala. Questo errore ha avuto conseguenze devastanti, poiché gli attaccanti sono riusciti a penetrare facilmente nelle difese israeliane e a lanciarsi in azioni violente nei territori israeliani, raggiungendo anche insediamenti civili prima che le forze di sicurezza potessero reagire. La segretezza operativa di Hamas ha ulteriormente complicato la situazione, con solo una ristretta cerchia di membri consapevoli del piano di attacco.

L’incapacità dell’intelligence si è tradotta in un fallimento militare significativo. La frontiera tra Israele e Gaza, progettata per essere fortificata e sorvegliata, è stata facilmente violata. Gli attaccanti sono riusciti a percorrere decine di chilometri in motocicletta, giungendo indisturbati fino agli insediamenti israeliani. Le forze militari israeliane, pur dislocate nella zona, si sono dimostrate insufficienti e mal preparate. L’assenza di un’adeguata risposta tempestiva ha permesso a Hamas di attuare violenze estreme contro i civili prima che le forze israeliane intervenissero.

Analisti hanno osservato che la scarsa preparazione dell’esercito nel sud di Israele è in parte dovuta a una ristrutturazione delle forze, che hanno spostato risorse verso il nord, dove si erano intensificate le tensioni in Cisgiordania. Questo ha lasciato vulnerabile una regione strategicamente sensibile, aumentando il rischio di un attacco da parte di Hamas. Le radici di queste inefficienze sono anche politiche. Il premier Netanyahu, al potere da gran parte degli ultimi quindici anni, ha enfatizzato priorità lontane dalla sicurezza nazionale e dalla risoluzione della questione palestinese. La recente crisi politica in Israele, caratterizzata da un’intensa riforma della giustizia e un sciopero tra i riservisti, ha inoltre alimentato la percezione di una perdita di fiducia nel sistema di difesa. Critiche interne all’operato di Netanyahu, spesso accusato di indebolire l’esercito e l’intelligence, hanno sollevato interrogativi sulla sua leadership. Le scelte politiche di Netanyahu hanno allontanato l’attenzione dalla preparazione militare e dalla sicurezza, culminando in un attacco che ha preso di sorpresa sia la popolazione che le autorità.

Di Emanuele Gualandri

Laureato in Politica e Diritto internazionale all'Università Statale di Milano. Ha lavorato su Milano come videogiornalista occupandosi di casi di cronaca locale e nazionale nonché politica e movimenti sociali. Ha realizzato analisi sotto forma di video-approfondimenti su YouTube per la pagina di informazione “inBreve”, attirando migliaia di visitatori. Al momento si trova a Bruxelles per conseguire un master in giornalismo e media alla Vub (Vrije Universiteit Brussel).

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