Giovedì, l’ONU ha denunciato che l’esercito israeliano ha “colpito ripetutamente” alcune basi della missione UNIFIL nel sud del Libano, ferendo due persone. UNIFIL, istituita nel 1978, ha come obiettivo mantenere una tregua tra Libano e Israele, contribuendo alla sicurezza lungo il confine. Gli attacchi si sono verificati vicino alla cosiddetta Blue Line, area di demarcazione altamente contestata e teatro di scontri con Hezbollah da oltre dieci giorni.
Israele, che giorni prima aveva chiesto a UNIFIL di spostarsi di 5 km per evitare il conflitto, ha continuato a colpire postazioni della missione. Jean-Pierre Lacroix, vicesegretario ONU per le operazioni di peacekeeping, ha criticato l’attacco, ribadendo l’importanza del ruolo delle truppe UNIFIL come unico canale di dialogo tra Israele e Hezbollah e sottolineando il loro diritto alla sicurezza e protezione. La Francia ha espresso preoccupazione per gli attacchi, richiedendo chiarimenti a Israele.
Il portavoce della missione, Andrea Tenenti, ha specificato ad ANSA che due delle tre basi colpite sono gestite da militari italiani, mentre la terza è il quartier generale della missione. Non risultano feriti tra i soldati italiani, il contingente più numeroso dopo quello indonesiano. Tuttavia, due soldati indonesiani sono stati ricoverati per ferite riportate dopo che un carro armato israeliano ha sparato contro una torretta di osservazione della base a Naqura. Inoltre, secondo UNIFIL, anche il quartier generale è stato colpito, causando danni a veicoli e sistemi di comunicazione; l’attacco ha persino disattivato telecamere di sorveglianza.
Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha definito l’azione “inaccettabile”, affermando che le Nazioni Unite non prendono ordini da Israele. Ha contattato il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant per richiedere chiarimenti, sostenendo che qualsiasi decisione sul ritiro di UNIFIL dovrebbe avvenire in sede ONU.
Oltre agli attacchi contro UNIFIL, mercoledì e giovedì i bombardamenti israeliani hanno colpito soccorritori civili in Libano, causando la morte di cinque persone a Derdghaiya, un villaggio vicino al confine, esasperando ulteriormente le tensioni.