Sono passate circa tre settimane dall’attacco terroristico che ha scosso la Russia. Il 22 marzo infatti, un gruppo di terroristi affiliati a una branca dell’ISIS è entrato nel Crocus City Hall, nella periferia di Mosca, e ha sparato sui civili, causando la morte di 143 persone. Sebbene formalmente la colpa dell’attentato sia stata addossata all’Ucraina, e di ritorno anche agli Stati Uniti, sembrerebbe che il Cremlino stia adottando un occhio di riguardo anche nei confronti degli immigrati e delle numerose minoranze etniche che compongono la popolazione in Russia.
Stando a quanto riportato da diverse fonti locali e video condivisi su canali Telegram russi, raggruppati poi da Politico, da fine marzo si sarebbero verificati diversi episodi di repressione e discriminazione nei confronti di migranti, asiatici e minoranze etniche in Russia. In un video pubblicato su Telegram si vedono delle volanti della polizia a San Pietroburgo fermare “persone dall’aspetto orientale”, così come viene riportato dall’utente che ha pubblicato il video. In un altro video, condiviso sempre su Telegram, si possono vedere dei lavoratori migranti camminare in fila indiana sotto indicazione delle forze dell’ordine. I lavoratori sarebbero poi stati detenuti sul posto di lavoro. Questo sarebbe avvenuto in un magazzino situato a circa 60 km da Mosca.
Il quotidiano indipendente Meduza ha riportato di un’operazione “anti-migranti” in corso a San Pietroburgo, con le forze dell’ordine focalizzate sull’identificare ed espellere cittadini stranieri che non hanno i permessi di risiedere in Russia. Finora, stando a quanto riportato dal magazine russo indipendente Doxa, al 31 marzo erano già 466 le persone costrette a lasciare la Russia. Altre segnalazioni provenienti da varie regioni in Russia darebbero l’idea di un’ondata di episodi xenofobi anche nei confronti delle “popolazioni indigene” in Russia, o in altre parole, dei numerosi gruppi non slavi che abitano i territori russi da migliaia di anni.
Il 26 marzo, un articolo pubblicato sull’agenzia di stampa russa RIA Novosti riporta un’affermazione del procuratore generale della Federazione Russa Igor Krasnov, secondo il quale “il numero di crimini commessi dai migranti in Russia nel 2023 è aumentato del 75%”. Di certo un dato allarmante, ma senza prove a sostegno. Tale informazione sembrerebbe infatti contraddire i dati ufficiali pubblicati dal Ministero degli Interni russo, secondo cui il numero di crimini commessi da stranieri sarebbe invece diminuito del 9% nel 2023.
In sostanza, nonostante la Russia abbia cercato a livello internazionale di strumentalizzare l’attentato terroristico del 22 marzo tentando di far ricadere la responsabilità sull’Ucraina, sembra invece che a livello nazionale ci sia in atto una seconda strumentalizzazione centrata sul trovare un capro espiatorio interno, che a quanto pare sarebbe stato individuato proprio negli stranieri e nelle minoranze etniche che vivono nel paese.