Dopo settimane di discussioni e uno stallo politico, Emmanuel Macron ha scelto Michel Barnier come nuovo primo ministro, incaricandolo di formare un governo di unità nazionale. Barnier, ex commissario europeo e capo negoziatore dell’UE per la Brexit, è stato scelto da Macron nella speranza che riuscisse a ottenere un consenso trasversale in un’Assemblea Nazionale profondamente frammentata. L’Assemblea, infatti, si presenta divisa in quattro blocchi: l’alleanza di sinistra Nuovo Fronte Popolare (NFP), la coalizione centrista pro-Macron, i Repubblicani e il partito di estrema destra Rassemblement National (RN), i cui leader hanno mostrato reticenza verso una collaborazione diretta.
Formalmente Barnier non ha bisogno della fiducia parlamentare per entrare in carica, ma è consuetudine che il nuovo primo ministro presenti una dichiarazione di politica generale all’Assemblea. Questo discorso fungerà da primo test politico per Barnier, poiché un’approvazione implicherebbe il sostegno ai suoi programmi, mentre una mozione di sfiducia potrebbe compromettere il governo in breve tempo. I principali partiti del NFP, incluso il Partito Socialista, hanno già annunciato l’intenzione di proporre una mozione di sfiducia, ritenendo la nomina di Barnier una violazione della tradizione secondo cui il primo ministro dovrebbe provenire dalla coalizione vincitrice delle elezioni legislative.
Il Rassemblement National, invece, ha assunto un atteggiamento più cauto, dichiarando che attenderà di ascoltare la dichiarazione di Barnier prima di prendere una decisione. Se RN decidesse di astenersi da una mozione di sfiducia, il governo di Barnier potrebbe avere una possibilità di durare. Questa posizione ha alimentato le polemiche, con la sinistra che accusa Macron di aver stretto un accordo implicito con l’estrema destra, sebbene in campagna elettorale Macron si fosse dichiarato fortemente contrario a collaborare con RN. Jean-Luc Mélenchon, leader di La France Insoumise, ha definito la nomina un compromesso pericoloso, mentre l’ex presidente socialista François Hollande ha parlato di una tacita approvazione dell’estrema destra.
Barnier, 73 anni, è il più anziano primo ministro della Quinta Repubblica e subentra a Gabriel Attal, nominato nel 2024 a soli 34 anni. In Francia è noto soprattutto per i suoi ruoli europei, mentre a livello nazionale ha occupato diverse posizioni ministeriali: è stato ministro dell’Ambiente, degli Affari europei, degli Affari esteri e dell’Agricoltura. Tuttavia, la sua figura risulta poco conosciuta alla maggioranza dei francesi, che lo ricordano principalmente per il suo incarico europeo legato alla Brexit.
La nomina di Barnier avviene in un momento di sfide economiche significative. Il nuovo governo dovrà presentare entro il 1° ottobre il progetto di legge di bilancio per il 2025, fondamentale per affrontare il problema del deficit eccessivo che ha spinto la Commissione Europea a includere la Francia tra i paesi a rischio di infrazione. La sua esperienza politica potrebbe rivelarsi un vantaggio nel cercare compromessi su questioni economiche pressanti, ma la mancanza di una chiara maggioranza parlamentare rappresenta una sfida sostanziale.