Ebrahim Raisi

La scorsa domenica, il presidente iraniano Ebrahim Raisi è deceduto in un incidente in elicottero nella regione nord-occidentale dell’Iran. L’incidente ha causato anche la morte del ministro degli Esteri Hossein Amir-Abdollahian e di altri funzionari di alto livello. La notizia della sua morte è stata confermata il 20 maggio 2024, suscitando immediate reazioni di cordoglio a livello internazionale, specialmente dai paesi arabi vicini all’Iran, come Iraq e Qatar, così come dalle varie milizie sostenute da Teheran, come Hamas a Gaza, gli Houthi in Yemen e Hezbollah in Libano.

Tuttavia, a differenza di quanto ci si potrebbe aspettare, la morte di Raisi potrebbe non comportare significativi cambiamenti per l’assetto politico dell’Iran, almeno secondo numerosi esperti e analisti. Nonostante Raisi fosse una figura di spicco nel governo iraniano, la struttura di potere del paese rimane fortemente centrata sulla Guida Suprema, Ayatollah Ali Khamenei, che detiene l’ultima parola su tutte le decisioni principali, inclusa la politica estera e di sicurezza. Il ruolo di Guida Suprema in Iran è una carica a vita, e finora è stata ricoperta solo da Ruhollah Khomeini, il leader della rivoluzione del 1979, e dall’attuale Khamenei.

Ciò non vuol dire che il presidente Raisi non fosse una figura importante, soprattutto dato che dalla sua elezione nel 2021 il controllo dei conservatori si è esteso su ogni aspetto della Repubblica Islamica dell’Iran. Tuttavia, a differenza di presidenti precedenti, la sua forte fedeltà a Khamenei (che influenzò profondamente la sua ascesa al potere) e la mancanza di carisma non lo avevano fatto di certo spiccare per il peso esercitato in autonomia. Alcuni lo definivano un “leader di facciata” a tutti gli effetti, nonché probabile successore di Khamenei, che ha 85 anni e noti problemi di salute.

Con la sua morte inaspettata, però, realisticamente solo Mojtaba, figlio di Khamenei, sembra un papabile successore al ruolo di Guida Suprema. Ad ogni modo, le elezioni per eleggere un nuovo presidente si terranno a fine giugno, e nel frattempo il vicepresidente Mohammad Mokhber lo sostituirà come previsto dalla Costituzione iraniana.

Nei tre giorni successivi alla morte di Raisi, moltissimi video sono circolati online mostrando grandi folle che lo commemoravano, così come molti che sembravano festeggiare la sua scomparsa, in alcuni casi con tanto di fuochi d’artificio. Dopotutto, Raisi non era una figura priva di controversie, specialmente legate al suo passato. In Iran era conosciuto anche con il nome di “Macellaio di Teheran” per via del ruolo da lui giocato come uno di quattro giudici che sentenziarono a morte oltre 5000 dissidenti politici nel 1988. Non c’è quindi troppo da stupirsi se la sua morte abbia causato reazioni contrastanti tra la popolazione in Iran.

Di Emanuele Gualandri

Laureato in Politica e Diritto internazionale all'Università Statale di Milano. Ha lavorato su Milano come videogiornalista occupandosi di casi di cronaca locale e nazionale nonché politica e movimenti sociali. Ha realizzato analisi sotto forma di video-approfondimenti su YouTube per la pagina di informazione “inBreve”, attirando migliaia di visitatori. Al momento si trova a Bruxelles per conseguire un master in giornalismo e media alla Vub (Vrije Universiteit Brussel).

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