La vittoria di Keir Starmer alle elezioni britanniche segna un ritorno al governo per il Partito Laburista dopo 19 anni, grazie a un successo schiacciante con 412 seggi sui 650 disponibili nella Camera dei Comuni. I Laburisti, sostenuti da un mandato popolare per il cambiamento, sono arrivati molto vicini al record del 1997 con Tony Blair, consolidando la loro posizione di partito di centrosinistra dominante.
Starmer, ora Primo Ministro, ha dichiarato che questa vittoria rappresenta una responsabilità, promettendo di riportare fiducia e trasparenza nella politica britannica. Nel suo discorso inaugurale davanti a Downing Street, ha sottolineato l’impegno del suo governo a “ricominciare da zero” e a rendere il Regno Unito un paese in cui i cittadini possano nuovamente credere nelle istituzioni.
La sconfitta dei Conservatori, che erano al potere dal 2010, è stata storica: con soli 121 seggi, hanno ottenuto il peggior risultato elettorale dal 1906. Il leader uscente Rishi Sunak si è dimesso, riconoscendo il risultato e assumendosi la responsabilità per il fallimento del partito. Sebbene Sunak si sia assicurato il suo seggio, molti esponenti di spicco, come Penny Mordaunt e Grant Shapps, non sono stati rieletti. Questo terremoto politico riflette anche le tensioni interne dovute a Brexit e a una serie di scandali che hanno minato la fiducia pubblica.
Un altro elemento significativo è stato il ruolo di Reform UK, il partito guidato da Nigel Farage, che ha sottratto voti cruciali ai Conservatori in numerosi collegi, contribuendo alla loro disfatta. Farage ha ottenuto il suo primo seggio parlamentare, aprendo la strada per un potenziale rafforzamento della destra radicale nel sistema politico britannico.
La scena politica scozzese ha visto un ribaltamento importante: lo Scottish National Party (SNP), tradizionalmente dominante, ha perso consensi in favore dei Laburisti, che hanno aumentato la loro rappresentanza a 37 seggi. Anche i Liberal-democratici hanno celebrato un successo senza precedenti, raggiungendo 71 seggi, una dimostrazione del desiderio di un elettorato di centro-sinistra di alternative al duopolio tradizionale.
Nel complesso, queste elezioni lasciano il Regno Unito in un nuovo scenario politico, in cui il sistema uninominale si è rivelato un fattore decisivo. Secondo questo sistema elettorale infatti in ogni collegio viene eletto soltanto il candidato o la candidata che ha ottenuto la maggioranza dei voti. È perciò possibile che un partito ottenga molti voti senza però ottenere seggi qualora non arrivi primo in nessun collegio elettorale. In queste elezioni questo sistema ha favorito il Partito Laburista che è riuscito a ottenere una solida maggioranza (65 per cento dei seggi) con un incremento minimo di voti rispetto al 2019 (34 per cento dei voti rispetto al 32 per cento di cinque anni fa), mentre i Conservatori e altri partiti minori vedono la loro rappresentanza ridotta.