Il 16 febbraio, la copertura mediatica in tutto il mondo occidentale è stata monopolizzata dalla notizia della morte di Alexei Navalny, considerato il principale leader alla guida dell’opposizione all’attuale presidente russo, Vladimir Putin. Navalny, 47 anni, era detenuto in una prigione di massima sicurezza, la IK-3, situata in una regione remota della Russia nel circolo polare artico.
La notizia della sua morte è stata accolta nei paesi occidentali con tristezza e sconforto, con molte figure politiche e non che si sono espresse nei giorni scorsi definendo Alexei Navalny un eroe. In verità, la sua morte era tutt’altro che inaspettata. Dopotutto, erano anni che l’oppositore faceva i conti con le sue scelte politiche. Nel 2020 fu avvelenato su un volo diretto a Mosca e sopravvisse per miracolo. Ricevette cure in Germania per mesi, e una volta tornato in forma, decise di prendere un volo per Mosca, essendo perfettamente consapevole che con tutta probabilità sarebbe stato arrestato e difficilmente sarebbe mai tornato ad essere un uomo libero, date le accuse che gravavano sul suo conto. Accuse che il suo team e molti altri analisti e commentatori ritenevano essere un pretesto per arrestarlo. Tra queste, l’accusa di aver fondato e finanziato attività e organizzazioni che le autorità russe ritengono «estremiste».
All’annuncio della sua morte, forti dichiarazioni sono giunte dai governi occidentali. Il presidente degli Stati Uniti, Biden, ha apertamente accusato Putin della morte di Navalny durante un discorso alla Casa Bianca. La presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha commentato dicendo che “Putin non teme altro che il dissenso del suo stesso popolo. Un triste promemoria di ciò che rappresentano lui e il suo regime.” Il presidente dell’Ucraina, Zelensky, ha subito colto l’occasione per accusare il Cremlino, ritenendo Putin il responsabile della morte dell’oppositore. Il ministro britannico Sunak ha definito la notizia “terribile, un’enorme tragedia per i russi”. Infine, il premier italiano, Giorgia Meloni, ha commentato definendo la morte di Navalny “inquietante.”
Ad oggi, non si sa ancora bene come sia morto Navalny. Nonostante le continue richieste della famiglia, specialmente della madre, di riavere il corpo indietro, gli investigatori russi hanno dichiarato che questo non sarà possibile se non prima di aver effettuato non meglio precisati “esami chimici,” i quali richiederebbero fino a due settimane. Per molti analisti, questo sarebbe un pretesto per cancellare eventuali prove che ricondurrebbero la sua morte ad un’azione mirata voluta dal Cremlino. Nel frattempo, la moglie di Navalny, Yulia Navalnaya, ha dichiarato che si farà carico della missione del marito e continuerà a combattere per contrastare il regime di Putin.
Con le prossime elezioni in Russia fissate per metà marzo, non c’è da stupirsi se la notizia della morte di Navalny sia giunta proprio in questo momento. Certo potrebbe trattarsi di una coincidenza, ma sono molti a credere che questo sia stato voluto dal Cremlino per inviare un ennesimo monito a tutti coloro che abbiano in mente l’idea di sfidare Putin, il quale con tutta probabilità vincerà le elezioni visto il totale controllo da lui esercitato sull’apparato politico del paese. Tuttavia, sebbene la Russia abbia perso il suo principale oppositore al regime, ha guadagnato un martire. Durante il documentario ‘Navalny’, realizzato nel 2022, Navalny aveva lanciato un messaggio alla popolazione russa nel caso in cui venisse ucciso. “Guardate, ho una cosa ovvia da dirvi. Non fermatevi. Se decidono di uccidermi è perché siamo forti. E dobbiamo usare questo potere. Non ci rendiamo conto di quanto forti siamo. L’unica cosa necessaria affinché il male trionfi è il fare nulla. Quindi, non siate inattivi.”
E mentre in Russia più di 150 persone sono state arrestate in varie città per aver portato dei fiori agli eventi commemorativi di Navalny, sarà ora da vedere se la sua morte verrà utilizzata per rafforzare i movimenti di opposizione al regime, o se Putin continuerà a tenere presa salda sul potere, reprimendo come di consueto ogni dissenso con la forza e la paura.