A quasi due anni dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, il presidente russo Vladimir Putin ha concesso per la prima volta un’intervista a un giornalista occidentale. Si tratta di Tucker Carlson, ex-presentatore del noto canale conservatore Fox News, noto sostenitore dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump e più volte criticato per le sue posizioni filo-russe. Che il Cremlino abbia concesso proprio a lui l’intervista non è affatto sorprendente. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, nei giorni scorsi, aveva di fatto smentito Carlson, il quale si descriveva come l’unico giornalista occidentale ad aver voluto intervistare Putin dall’inizio dell’invasione, ribadendo come in realtà le richieste da parte dei media occidentali fossero state molteplici e che l’intervista fosse stata concessa a lui proprio per i benefici che il Cremlino ne avrebbe potuto trarre. Ad ogni modo, poco dopo la mezzanotte del 9 febbraio, Tucker Carlson ha pubblicato l’intervista integrale sul suo sito, nonché sulla piattaforma X, dove il video ha già superato le 70 milioni di visualizzazioni.
A questo punto, sarebbe legittimo chiedersi cosa sia emerso di interessante dall’intervista. In realtà, non molto, specialmente considerando la sua durata di più di due ore. Dopo un primo discorso prolisso durato più di 20 minuti in cui Putin ha raccontato a un Carlson evidentemente confuso della storia della Russia e dei suoi vari paesi confinanti a partire dal Medioevo, si è passati a parlare dell’attuale guerra in Ucraina. A riguardo, sempre rimanendo ancorato alla classica narrazione unilaterale perpetrata dalla Russia, Putin ha spiegato che la guerra si sarebbe potuta evitare in quanto “i piani di pace erano quasi finalizzati, ma Kiev li ha rovesciati e ha obbedito agli ordini dell’Occidente di combattere la Russia fino all’ultimo,” alludendo poi a un possibile accordo con l’Ucraina se solo gli Stati Uniti esercitassero le giuste pressioni. Putin ha anche affermato che l’invasione di altri stati, come Polonia o Lettonia, sia “fuori discussione”, in quanto non vi è alcun interesse da parte sua ad espandere il conflitto. Infine, il presidente russo ha ribadito come ci sia ancora del lavoro da fare, riferendosi alla guerra in Ucraina, essendo uno degli obiettivi dell’invasione la “de-nazificazione”. Su richiesta di Carlson, Putin ha definito vagamente quest’ultima parola come la necessità di “rimuovere quelle persone che hanno supportato il nazismo” in Ucraina.
Passando ad altri temi, Putin ha sfruttato il palco offertogli da Carlson per criticare gli Stati Uniti e definire la democrazia statunitense un’illusione. Ha parlato del suo buon rapporto con Trump, così come con George W. Bush, e di come negli anni sia stata la pressione dell’elite americana a impedire un ravvicinamento concreto tra Russia e Stati Uniti, nonostante i leader eletti ne avessero manifestato il desiderio. A questo punto, Putin ha inserito anche un aneddoto, raccontando come Bill Clinton al tempo gli avesse detto che la Russia sarebbe potuta entrare nella NATO, per poi ritornare sui suoi passi qualche ora dopo dicendogli che dopo alcune consultazioni non fosse di fatto ancora possibile.
Putin ha poi reiterato le sue accuse agli Stati Uniti riguardo all’esplosione del Nord Stream nel 2022, sottolineando come la questione coinvolga non solo chi avesse interessi nel farlo, ma anche, e soprattutto, le capacità.
Infine, un tema degno di nota, su cui Carlson ha incalzato più del solito Putin, è la questione riguardante Evan Gershkovich, giornalista americano per il Wall Street Journal arrestato in Russia lo scorso 29 marzo con l’accusa di spionaggio, accusa respinta sia da lui che dal governo degli Stati Uniti. Putin ha detto che Gershkovich era stato colto “con le mani nel sacco” in possesso di informazioni confidenziali. Tuttavia, Putin ha anche affermato che i servizi speciali statunitensi e russi sono in contatto tra loro e che la Russia è disposta a trattare per la sua liberazione, alludendo poi tra le righe a un possibile scambio con Vadim Krasikov, agente russo sotto copertura che sta scontando una condanna all’ergastolo in Germania per l’omicidio nel 2021 del leader ceceno Zemlikhan Khangoshvili.