Sheikh Hasina

Lunedì, Sheikh Hasina, la prima ministra del Bangladesh, ha annunciato le sue dimissioni, aprendo un nuovo capitolo per il paese a seguito di un periodo di tensione politica caratterizzato da intense proteste antigovernative. La decisione è stata presa dopo che migliaia di manifestanti avevano assaltato la sua residenza ufficiale a Dacca. Hasina, al potere dal 2009, ha lasciato il paese a bordo di un elicottero militare insieme alla sorella, atterrando a New Delhi, in India, dove si prevede che incontri il consigliere per la sicurezza nazionale, Ajit Doval, prima di proseguire per Londra.

Il generale Waker Uz Zaman, capo di stato maggiore, ha dichiarato che un governo ad interim sarà formato per gestire la transizione. Nella capitale, Dacca, i manifestanti hanno festeggiato le dimissioni di Hasina, incendiando la sede del suo partito, la Lega Awami. L’aeroporto internazionale di Shahjalal è rimasto chiuso per sei ore a causa della situazione, mentre la principale stazione di polizia a Dacca e altre centrali in diverse città sono state attaccate.

Le forze armate, che avevano represso le proteste su ordine del governo, potrebbero svolgere un ruolo cruciale nel futuro politico del Bangladesh. Per decenni, l’esercito ha avuto una forte influenza, sia organizzando colpi di stato che impedendoli. Nonostante le recenti tensioni, rimane un attore chiave nel panorama politico del paese.

Hasina, 76 anni, è stata la prima ministra più longeva della storia del Bangladesh, avendo già governato dal 1996 al 2001. Negli anni, la sua figura è diventata controversa: sebbene abbia sempre combattuto contro le dittature militari e sostenuto politiche a favore delle donne e delle fasce più vulnerabili della popolazione, il suo governo è diventato sempre più autoritario, portando a crescenti critiche da parte dell’opposizione.

Le proteste in Bangladesh erano iniziate a luglio, inizialmente come mobilitazioni studentesche pacifiche contro il sistema di quote degli impieghi pubblici riservate ai familiari dei reduci della guerra di indipendenza del 1971. Questo sistema è stato percepito come discriminatorio in un paese con limitate opportunità di lavoro pubblico. Nonostante la Corte Suprema avesse modificato il sistema a fine luglio, le proteste si sono ampliate, trasformandosi in una rivolta contro il governo.

Domenica, le autorità avevano imposto un nuovo blackout sulla connessione a internet mobile e sull’accesso ai social network, nel tentativo di contenere le manifestazioni. Gli scontri di domenica hanno portato alla morte di quasi 100 manifestanti, mentre il governo ha arrestato oltre 11.000 persone dall’inizio delle proteste.

Di Emanuele Gualandri

Laureato in Politica e Diritto internazionale all'Università Statale di Milano. Ha lavorato su Milano come videogiornalista occupandosi di casi di cronaca locale e nazionale nonché politica e movimenti sociali. Ha realizzato analisi sotto forma di video-approfondimenti su YouTube per la pagina di informazione “inBreve”, attirando migliaia di visitatori. Al momento si trova a Bruxelles per conseguire un master in giornalismo e media alla Vub (Vrije Universiteit Brussel).

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