Roma, sabato 7 maggio 2011 – Raphael Gualazzi, vincitore della 61° edizione del Festival di Sanremo nella categoria giovani, fa mostra del suo talento con il primo tour italiano, che si è aperto lo scorso 8 marzo all’Auditorium Parco della Musica di Roma, in occasione della rassegna musicale “La Voce”. Jazzista, con inclinazioni verso il genere blues e fusion, guadagna il successo proponendo la tecnica del rag-time dei primi anni del ‘900 in chiave moderna. I riconoscimenti sono stati molti. Al trionfo di Sanremo con il brano “Follia d’Amore” si sono aggiunti il premio della critica “Mia Martini”, il Premio della Sala Stampa Radio e Tv e il Premio “Assomusica” per la migliore esibizione live tra gli artisti in gara nella sezione giovani. Gualazzi inoltre prenderà parte il prossimo 14 maggio all’Eurovision Song Contest 2011 come rappresentante della scena musicale italiana. Compositore, cantante e pianista, è accompagnato nelle sue esibizioni da una band composto da Christian Chicco Marini (batteria e percussioni), Manuele Montanari (contrabbasso, basso elettrico), Luigi Faggi Grigioni (tromba e flicorno), Max Valentini (sax baritono e contralto), Giacomo Pietrucci (sax) e Giuseppe Conte (chitarra). “Il pianoforte è un impegno spirituale, psicologico, fisico. Suonarlo è come combattere un demone, espiare le conseguenze della sua esistenza, della sua vicinanza” afferma Gualazzi, dando un immagine di sé efficace. È proprio questa la sensazione che si ha assistendo ad una sua performance live. Il repertorio proposto nella data di apertura, peraltro sold out, lo ha visto alternare brani in italiano e in inglese presenti nel cd “Reality and Fantasy”, uscito nel Febbraio 2011 con l’etichetta Sugar di Caterina Caselli. Tra questi anche la cover del brano dei Fleetwood Mac “Don’t stop”, colonna sonora dello spot Eni del 2010. Durante il concerto, Raphael Gualazzi ha anche reso omaggio ai grandi da cui trae ispirazione con la reinterpretazione dei brani “Caravan” di Duke Ellington e “Georgia on my mind” nella versione di Ray Charles, brano già in precedenza pubblicato nella compilation “Piano Jazz” dell’etichetta francese Wagram. Il concerto si è poi chiuso con una lunga standing ovation. “Quando si mette al pianoforte e canta, si capisce che Raphael Gualazzi ha qualcosa in più, una strana e obliqua marcia in più presa da un passato molto remoto, vedi lo stride piano di un secolo fa, che lo fa sembrare un parente alieno di Fred Buscaglione, Paolo Conte e Tom Waits”, così parla di lui il giornalista e critico musicale Gino Castaldo.