Una decisione molto importante è stata presa dalla Corte Suprema statunitense, secondo cui gli ex presidenti, e quindi anche Donald Trump, godrebbero di totale immunità per gli atti svolti nell’esercizio delle loro funzioni, ovvero per gli atti ufficiali. Questa decisione è stata presa a maggioranza dai nove giudici che compongono la Corte Suprema. A votare a favore sono stati i sei giudici conservatori, di cui tre nominati dallo stesso Trump quando era presidente.
Nel breve termine, il principale impatto che questa sentenza produrrà sarà un probabile rinvio del processo a carico di Trump a dopo le elezioni del 5 novembre. Trump è infatti coinvolto in tre processi penali; tra questi vi è il caso riguardante il noto assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, per il quale Trump è accusato di aver tentato di sovvertire il risultato legittimo delle elezioni di quell’anno in cui vinse Biden. Il processo era iniziato nel 2023, e la richiesta dell’immunità da parte di Trump era stata respinta da un giudice federale. I legali dell’ex presidente avevano quindi fatto appello, facendo arrivare il caso fino alla Corte Suprema che si è infine espressa in merito.
Tuttavia, la decisione della Corte Suprema, il più importante tribunale degli Stati Uniti, avrà ora un effetto a cascata anche sui tribunali minori e si applicherà anche ai presidenti futuri. Come già anticipato, non si tratta del riconoscimento di un’immunità totale su tutti gli atti, ma solo per gli atti ufficiali, in quanto quelli non ufficiali, stando alla sentenza della Corte Suprema, non godrebbero di immunità. La Corte però non ha specificato quali siano gli atti ufficiali e quali i non ufficiali. Questo dovrà quindi essere determinato dal tribunale che ha in carico il caso di Trump, il quale dovrà separare gli atti esercitati da Trump come presidente e quelli da lui esercitati come candidato presidenziale, e quindi i ‘non ufficiali’.
Ad ogni modo, lasciando da parte il caso specifico di Trump che è ora maggiormente toccato dalla sentenza, si tratta di una decisione a dir poco controversa per molti. Di fatto, si tratta di un ribilanciamento dei poteri del presidente. Da un lato c’è chi difende la decisione ribadendo come un presidente debba essere immune da ripercussioni legali per i propri atti. Dall’altra, vi è il problema che così facendo un presidente non potrebbe essere perseguibile per una lunga lista di azioni criminose, e, come detto da Sonia Sotomayor, giudice progressista della Corte Suprema, questa sentenza va contro l’idea che nessun uomo sia al di sopra della legge.